Pogacar e solo Pogacar!

Ancora un trionfo (il quarto in questo Tour, il 25esimo in carriera sulle strade di Francia), ancora una fuga solitaria, ancora un dominio schiacciante di Tadej Pogacar vittorioso anche oggi con gli avversari lasciati quando e come ha voluto.

I Vosgi strizzano l’occhio alla fuga – La Mulhouse – Le Markstein Fellering (155,3 km), 14esima tappa del Tour 2026, è una di quelle giornate senza un attimo di respiro, su e giù per i Vosgi. Sono quattro i GPM, ben tre di prima categoria. Una tappa che subito si incanala sui binari della classica fuga numerosa. Si inizia con il Grand Ballon, si prosegue con il Col du Page e si torna sul Ballon d’Alsace, affrontato ieri. Ma la salita più importante è l’ultima: l’inedito Col du Haag con i suoi 11,2 km al 7,3%, affrontato per la prima volta dal Tour de France. La cima è posta a soli 5,9 km dall’arrivo.

Carapaz fa il diavolo a quattro, Paret-Peintre guadagna punti per il GPM – Sul Ballon d’Alsace la fuga assume i contorni più decisi. Rimangono in testa Richard Carapaz e Ben Healy, i due grandi delusi della EF, i fratelli Johannessen (Tobias e Anders), Einer Rubio e Valentin Paret-Peintre che conclude il suo inseguimento alla maglia a pois, conquistando in cima i punti necessari per sfilare temporaneamente la leadership al fenomeno Pogacar. Il gruppo maglia gialla riprende il primo gruppo inseguitore di Carapaz & co., del quale faceva parte anche Tom Pidcock, quarto nella generale dopo il gran salto in avanti fatto ieri. La UAE Team Emirates-XRG prende decisamente il comando dell’inseguimento e ai -30 (quando mancano 13 km all’approccio del Col du Haag) ha ridotto il gap a 1’30” dal plotoncino al comando, dal quale si è già staccato un esausto Healy. La sorte dei primi è segnata. Poco prima dell’ultima ascesa, si stacca Anders Johannessen, lasciando il fratello Tobias e gli altri tre ad iniziare la temuta salita con 1’23” di vantaggio.

Carapaz tenta l’impresa, poi sterile forcing di Vingegaard – Davanti restano solo Carapaz e T. Johannessen, mentre in gruppo c’è una novità: in testa la Decathlon con Benoot per Seixas. Ai -8,6 dalla cima Carapaz rimane da solo in testa, mentre alle sue spalle c’è Prodhomme a tirare, ma Pogacar sembra passeggiare… In testa passa Kuss, uomo di Vingegaard. Breve tratto in discesa e iniziano gli ultimi 6 km di salita. Si sposta Kuss e parte Lipowitz con Seixas. Pogacar non risponde, ma Kuss riporta sotto Vingegaard, Pogi, Evenepoel e pochi altri. Finisce il proprio lavoro Kuss, e passa davanti Vingegaard (-5). Si stacca Evenepoel, mentre continua a diminuire il vantaggio di Carapaz con Johannessen che torna sotto ai -3. Il forcing di Vingegaard non sembra deciso. Ripresi i due al comando a 2,5 dalla vetta. Gli ultimi 1.800 metri sono i più duri e Pogi è in posizione di sparo.

Fucilata di Pogacar! – Il cannibale del ciclismo contemporaneo scatta a 1.700 metri dalla cima, proprio sulle pendenze più arcigne. Guadagna subito, si volta e via verso una nuova impresa. Si ripete la solita trama: Vingegaard rimane a pochi secondi, poi perde sempre più terreno. Con il danese, c’è un brillante Seixas e poi in discesa rientra un redivivo Del Toro, apparso in precedenza sempre in difficoltà. In discesa e nel tratto ancora in salita che porta al traguardo l’alieno Pogacar incrementa il margine e conclude con 38″ su Del Toro e Seixax, 44″ su Vingegaard; poi Evenepoel a 48″, Ayuso e Lipowitz a 50″.

Distacchi abissali, per lo sloveno la cinquina è ormai ad un passo – Tadej Pogacar sempre più dominante, in classifica generale ora ha un margine di ben 4’30” su Vingegaard, 5’04” su Evenepoel, 5’19” su Seixas (nuova maglia bianca) e 5’22” su Ayuso. A seguire, troviamo 6° Lipowitz a 5’44”, 7° Del Toro a 5’50”, 8° Skjelmose a 7’35”, 9° Pidcock a 7’59” e 10° Lenny Martinez a 8’25”.

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