Quando non si è ancora spenta l’eco della fuoriuscita forzata di Tadej Pogacar per la rovinosa caduta nell’ottava tappa, la Vuelta si ferma, dopo nove frazioni, per il primo giorno di riposo. La grande corsa a tappe spagnola prosegue con Enric Mas in maglia roja e da lui iniziamo l’analisi dei pretendenti al successo finale.
Mas ritrovato – Prima del brusco ritiro di Pogacar, lo spagnolo era secondo nella Generale a 3’50” dal fuoriclasse sloveno. Certo di secondi posti e piazzamenti ne ha collezionati fin troppi in carriera, ma non era certo questa l’edizione in cui poteva raggiungere il gradino più alto del podio, vista la manifesta superiorità di Pogacar. L’uscita di scena dello sloveno gli ha aperto un mondo. Un mondo di colore rosso, come la luminosa maglia di leader. In precedenza, nell’ultima vittoria di Pogacar, aveva fornito un performance quasi inverosimile, raggiungendo l’invincibile campione in salita (sullo sterrato), addirittura superandolo nel Gpm fino a contendergli la vittoria sul traguardo. Nella nona giornata di gara – con la roja sulle spalle – ha espresso tutta la classe che pareva smarrita dopo anni bui e si è preso il successo di tappa sull’Alto de Aitana. Il suo sorriso al traguardo esprimeva una felicità rimasta repressa per tanto, troppo tempo. Si è rivisto il miglior Mas, come quello degli esordi, quando vinse nel 2018 l’unica tappa alla Vuelta e, più in generale, in un GT. Oppure nel finale di stagione 2022, allorché riuscì a battere Pogacar in cima al San Luca al Giro dell’Emilia, e perse solo nella volata a due (sempre da Pogacar) il Lombardia. La sua carriera che, all’esordio, sembrava indirizzarsi diversamente, è stata quella di un ottimo piazzato (tre secondi e un terzo posto alla Vuelta, ma pure un quinto e un sesto posto; senza dimenticare un quinto e un sesto posto pure al Tour de France), di un regolarista con pochissimi acuti. Gli ultimi anni una profonda involuzione e una drastica riduzione di piazzamenti di rilievo. È l’anno buono? A 31 anni suonati questa diventa davvero la sua grande occasione.
Roglic (nella foto in alto) insegue la cinquina per entrare nell’olimpo – Eccolo l’irriducibile campione, rotto a tutte le intemperie. Ad inizio stagione, il classe 1989 aveva cerchiato la Vuelta, come suo grande e unico obiettivo stagionale. Dopo il poker nel 2024 (eguagliato il record di vittorie di Heras) e l’addio ai sogni di gloria al Tour, il prode sloveno puntava dritto al record dei record. Ma ai primi di agosto due situazioni sembravano allontanare questa speranza. Primo: la volontà di Pogacar (fresco del quinto trionfo al Tour) di chiudere il cerchio e vincere la Vuelta per entrare nel club della Tripla Corona dei GT; secondo: una caduta (l’ennesima di una carriera costellata da rovesci e recuperi prodigiosi e vincenti) in allenamento di Roglic, che ne ha messo in dubbio la partecipazione alla corsa spagnola. Il solo fatto di essere presente a Montecarlo lo scorso 22 agosto nella crono di apertura, sembrava essere un successo. Invece, come tante volte in carriera, Roglic ha, mattone dopo mattone, dimostrato di essere ancora in lizza per il podio. Dopo il ritiro di Pogi, perché non sognare? Vincere la quinta Vuelta, oltre che raggiungere un record rimarchevole, gli permetterebbe di essere tra i pochi campioni capaci di vincere cinque GT (impresa riuscita solo al Giro da Binda, Coppi e Merckx; al Tour da Anquetil, Merckx, Hinault, Indurain e Pogacar). Zitto zitto il vecchio Primoz sa che questa è davvero la sua ultima grande occasione e farà di tutto per riuscirci. Intanto è secondo a 1’18” da Mas. Non avendo più l’esplosività di un tempo, il capitano della Red Bull dovrà centellinare le forze e provare a fare il colpaccio a ridosso della fine della corsa.
Felix Gall (3° a 1’39”) – Viene criticato, perché ha fatto lavorare la squadra (la Decathlon) anche al cospetto di Pogacar, ma lui va dritto per la sua strada. Il Giro d’Italia, chiuso lontano da super Vingegaard, ma “primo dei terrestri”, ovvero secondo nella Generale (primo podio in un GT), lo ha proiettato in una nuova dimensione. Anche per lui, questa Vuelta orfana di Pogacar, e senza Vingegaard ed Evenepoel, rappresenta un’occasione ghiotta per regalare all’Austria il primo GT della storia.
Onley la maglia bianca e… – Il britannico, è uno delle promesse del ciclismo britannico. Classe 2002, compirà 24 anni il 13 ottobre, si è rivelato nella passata stagione con un sorprendente quanto rilevante quarto posto al Tour de France, alle spalle di Pogacar, Vingegaard e Lipowitz. Quest’anno il passaggio alla NetCompany Ineos, ma vari problemi lo hanno tenuto fuori dalle grandi corse, prima di questa Vuelta dove, però, si è fatto trovare prontissimo. Chiude le prime nove tappe con la maglia bianca di miglior giovane e la quarta piazza in classifica a 2’20” da Mas. Il podio è un obiettivo, il successo un sogno, ma mica tanto…
Carapaz e gli altri – Il campione olimpico di Tokyo 2021, è quinto in classifica a 3’26” dalla vetta. Ma dopo un Tour brillante e dispendioso (2 tappe di montagna, fughe, la maglia a pois e l’ottavo posto finale), ha dimostrato di essere in top-five più per la classe che per reale condizione. Anche per lui, ormai 33enne, dopo un Giro d’Italia vinto e vari podi in tutti e tre i GT, questa Vuelta potrebbe essere la ciliegina sulla torta di una carriera comunque ricca di bei risultati. I corridori della seconda parte della top-ten (dal sesto al decimo posto) sembrano essere obiettivamente lontani dalla lotta per il podio.