Si chiude un decennio di professionismo per Simone Petilli, che a 32 anni ha deciso di appendere la bicicletta al chiodo. Intervenuto a Cyclingtime Social Club, l’ex corridore di Lampre e Intermarché ha offerto una disamina lucida e matura sulla sua scelta, sull’evoluzione del ciclismo e sui suoi progetti futuri, confermando come nel ciclismo moderno la consapevolezza sia tanto importante quanto il talento.
Il coraggio della scelta – La decisione di lasciare le corse non è arrivata per calo di forma, ma per onestà agonistica. Petilli, infatti, confida di aver maturato la scelta verso metà stagione. Nonostante fosse “ancora competitivo“, lo scenario futuro non gli permetteva più di esprimersi ai massimi livelli. “Realisticamente, vedendo il livello medio degli avversari e del gruppo, ho visto che la prospettiva per i prossimi anni sarebbe stata quella di poter rimanere nel ciclismo che conta, ridimensionando, però, le mie aspettative rispetto alle prestazioni del passato. Essendo un agonista dentro e non potendo più ambire a grandi vittorie o ottimi risultati ho maturato la scelta del ritiro“. A incidere è stata anche la fusione della sua squadra (Intermarché) con Lotto, che ha creato un esubero e impedito un rinnovo, ma la scelta di Petilli era già delineata: concludere la carriera “finché ero ancora utile ai compagni di squadra“.
Il ciclismo a 200 all’ora – Petilli è un testimone diretto dell’accelerazione che ha vissuto il ciclismo in questi anni. La preparazione è anticipata drasticamente, con ritiri in Spagna già a fine novembre, inizio dicembre. Inoltre, i ritiri in altura, una volta un vantaggio competitivo, sono ora “indispensabili” per non restare indietro. Le gare sono più intense e imprevedibili, con attacchi che si verificano sempre più lontano dal traguardo e una “guerra serrata” per entrare nella fuga di giornata. Una parte interessante della riflessione riguarda l’impatto di Tadej Pogačar: “Se non gli succede niente, è il favorito naturale per qualsiasi corsa… la sfortuna di Evenepoel o Vingegaard è solamente quella di essere nati nella stessa era di Tadei“. Per le squadre di seconda fascia, però, la presenza del campionissimo sloveno può in un certo senso semplificare la lotta: “Quando c’è Tadej al via ci si può comunque giocare qualche piazzamento… mentre quando non c’è lui il livello medio è davvero altissimo“.
Ricordi – Tra i ricordi più cari, Petilli cita tre gare che hanno segnato la sua vita sportiva: il Giro d’Italia, le Strade Bianche (nono nel 2022) e il Giro di Lombardia, gara di casa che gli ha riservato sia la gioia dell’ultima corsa, ma anche la paura di un grave infortunio. L’unico vero rammarico della sua carriera decennale è non aver mai corso il Tour de France.
L’affetto dei tifosi – Tuttavia, il bilancio è ampiamente positivo grazie all’incredibile affetto ricevuto: “Non ho fatto questi gran risultati… però devo ammettere, come tifosi ne avevo davvero tanti.. L’esperienza di essere osannato sulle strade di casa al Giro d’Italia è un ricordo “incredibile” che dimostra, secondo lui, la grande passione popolare che ancora oggi circonda il ciclismo in Italia.
Il Futuro – Il prossimo capitolo della sua vita è già scritto. Petilli ha sfruttato il tempo tra un allenamento e l’altro per completare i suoi studi, conseguendo due lauree in Scienze Motorie e Scienza e Tecnica dello Sport. “Adesso metterò tutte le mie energie in questo, facendo il preparatore… sto facendo anche i corsi da direttore sportivo… per trasmettere comunque tutta l’esperienza che ho fatto in questi anni.“
Il consiglio finale ai giovani – “Divertitevi, perché bisogna divertirsi per andare in bici; avere passione… e devi avere fame, perché purtroppo è uno sport in cui non ci si inventa niente.”