Riceviamo e Pubblichiamo – Ciclocross tricolore tra fango e disparità: la premiazione donne posticipata per “esigenze televisive”

Domenica 11 gennaio si è disputato a Brugherio il Campionato Italiano ciclocross, una giornata di sport che avrebbe dovuto celebrare il meglio del movimento nazionale. Tuttavia, dietro le quinte della festa tricolore, non tutto è scivolato via senza intoppi. Abbiamo ricevuto la testimonianza di un’atleta Elite che ha deciso di scriverci per accendere un faro su una gestione delle premiazioni ritenuta poco equa e rispettosa verso la categoria femminile. Pubblichiamo integralmente la sua lettera aperta, che invita a una riflessione profonda sui valori di parità e rispetto nel nostro sport. Restiamo tuttavia in attesa di eventuali smentite e rettifiche da parte degli organizzatori e di quanti hanno avuto un ruolo in questa vicenda.

Alla cortese attenzione della Redazione di Cyclingtime.it,

non avrei mai voluto scrivere quanto segue, ma dopo quanto successo a Brugherio mi impone di segnalare, come atleta e come donna, quanto avvenuto. Sento il bisogno di condividere con voi e con i vostri lettori una riflessione su quanto accaduto al termine delle prove Elite, con lo spirito di chi ama questo sport e desidera vederlo crescere in ogni sua componente.

Il punto che vorrei sollevare riguarda la gestione delle cerimonie di premiazione. Come sapete, la gara femminile si è conclusa prima di quella maschile. Eppure, le atlete andate a podio hanno dovuto attendere il termine della prova degli uomini per poterci salire. La spiegazione che è stata comunicata dagli organizzatori riguardava preminenti “esigenze televisive”.

Il risultato è stato che la premiazione maschile si è svolta con la precedenza assoluta, mentre noi siamo state premiate solo successivamente, in un clima di generale smobilitazione, con il pubblico che ormai stava lasciando il campo gara. Vedere un podio tricolore celebrato in un contesto che definirei quasi “privato”, dopo aver dato l’anima sul percorso, fa male. Non è solo una questione di visibilità, ma di rispetto per l’impegno e la professionalità che mettiamo in ogni singola pedalata, esattamente al pari dei nostri colleghi uomini.

Spero che queste mie parole siano accolte per quello che sono: un invito costruttivo. Mi chiedo quale sia stata la reazione a tutto questo della Federazione. In questi ultimi anni si è sventola la bandiera della parità di genere, sottolineando in più occasioni quanto il ciclismo femminile abbia contribuito alla crescita del movimento. Sono solo parole o si cercherà in futuro di concretizzare? Non voglio alimentare polemiche sterili né puntare il dito contro i singoli, perché so quanto lavoro ci sia dietro l’organizzazione di un Campionato Italiano. Chiedo però che in futuro le “esigenze televisive” non diventino un velo dietro cui nascondere una disparità di trattamento.

Il ciclismo femminile sta vivendo una crescita straordinaria; meritiamo che quel momento sul podio, sotto la pioggia o sotto il sole, abbia la stessa dignità e lo stesso calore per tutti, a prescindere dal genere.

Con sportività,

Una ciclocrossista italiana

(nella foto in alto l’arrivo della neo campionessa italiana Sara Casasola)

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