Nel bilancio della gestione di Isaac Del Toro e della pianificazione della UAE Emirates, emerge una netta gerarchia globale del ciclismo moderno. Le dinamiche interne delle squadre di WorldTour e delle migliori Professional svelano spesso la reale percezione del valore di una competizioni rispetto a un’altra. In un recente intervento in cui viene analizzata la gestione e la crescita di Isaac Del Toro, il Team Manager della UAE Team Emirates, Joxean Fernández Matxin, ha delineado una priorità senza appello: il Tour de France viene prima di tutto.
La scelta della Grande Boucle e la crescita al fianco dei campioni – Dalle dichiarazioni di Matxin emerge come l’orientamento iniziale della dirigenza tecnica fosse quello di schierare il corridore messicano al Giro d’Italia con i galloni di capitano. Un’opportunità sulla carta prestigiosa per puntare ai vertici della classifica generale o al podio della Corsa Rosa. Tuttavia, dal confronto diretto con il corridore è scaturita la volontà di intraprendere la strada del Tour de France. “In principio gli avevamo proposto di fare il Giro d’Italia per essere il capitano, ma lui ha chiesto di correre il Tour. Non abbiamo voluto andare contro quella che era la scelta di Isaac e alla fine è arrivato un bellissimo terzo posto e in più ha potuto fare un’esperienza unica al fianco di Tadej. Per un ciclista poi, correre il Tour rappresenta il livello più alto di agonismo. Nessuna gara al mondo può essere paragonata al Tour“.
La puntualizzazione chiave che emerge dall’analisi di Matxin riflette la dura realtà del ciclismo moderno: nell’economia complessiva di uno sponsor e nella carriera di un ciclista, un piazzamento sul podio (o anche solo la semplice partecipazione) al Tour de France possiede un valore specifico e una visibilità globale netta rispetto a un podio al Giro d’Italia.
La Corsa Rosa relegata in secondo piano – Sebbene il Giro d’Italia conservi un fascino storico immenso, per le formazioni di alto-medio livello internazionale la competizione transalpina è diventata il metro di giudizio assoluto della stagione. Il ragionamento di Matxin riduce il ruolo del Giro a una palestra o a un’alternativa per chi non trova spazio nei piani del Tour, confermando come un piazzamento al Giro conti meno, sul piano del prestigio globale e del ritorno di immagine, rispetto a recitare un ruolo da protagonista nella Grande Boucle. Questo cambio di paradigma evidenzia come il valore sportivo ed economico del Tour de France abbia scavato un solco profondo nei confronti del Giro d’Italia, costretto a rincorrere una collocazione di secondo piano.