Brennan e la Sicurezza in gara dopo la morte di Tarling “Vergognoso che nulla sia cambiato”

Il ciclismo moderno viaggia a velocità folli, ma la sua sicurezza sembra rimasta ancorata al secolo scorso. A gridarlo con forza e rabbia non è un veterano a fine carriera, bensì uno dei talenti più fulgidi del gruppo, il ventunenne britannico Matthew Brennan.

Brennan rompe il silenzio di facciata che spesso avvolge il gruppo – Sono passate poche settimane dalla drammatica scomparsa del diciannovenne Finlay Tarling, travolto e ucciso il 14 agosto durante la Volta a Portugal da un furgone civile entrato inopinatamente sul percorso di gara. “Ero al suo funerale e ho detto a un amico: è triste aver perso una persona così speciale e vedere che, al tempo stesso, nulla è cambiato. Lo trovo semplicemente vergognoso“, ha dichiarato Brennan ai microfoni della BBC.

Le alternative sul tavolo – Brennan punta il dito contro l’incapacità del sistema di garantire standard minimi di protezione, specialmente nelle corse minori dove la chiusura del traffico e i controlli del personale addetto alla sicurezza sono spesso insufficienti. Il britannico, vincitore quest’anno di cinque tappe alla Vuelta, non si limita alla protesta sterile; mette sul piatto un’alternativa strutturale e concreta per il futuro del movimento: un’autorità per la sicurezza realmente indipendente. Brennan propone di togliere la giurisdizione esclusiva sulla sicurezza all’UCI e agli organizzatori di gara, istituendo un ente terzo e neutrale. Questo organismo avrebbe il potere sanzionatorio di bloccare le competizioni o imporne la modifica laddove le condizioni del percorso o del traffico non garantiscano l’incolumità dei corridori.

Revisione dei fattori ambientali e degli orari – Brennan sottolinea come le decisioni organizzative siano spesso schiave delle esigenze televisive, citando l’assurdità di correre tappe nel pieno del caldo torrido pomeridiano (come in Spagna) anziché anticiparle al mattino, esponendo gli atleti a colpi di calore e cali di concentrazione fatali.

Muro di gomma – Sino adesso, tutte le proposte messe in campo dai ciclisti hanno sbattuto contro il muro di gomma di un ambiente storicamente restio ai cambiamenti. Da più parti si accusano le istituzioni ciclistiche di rispondere alle tragedie con meri annunci di facciata. Emblematico il caso in cui, all’indomani della morte di Tarling, la task-force sulla sicurezza SafeR si sia limitata a sollevare il dibattito sui “caschi più protettivi”, anziché affrontare il nodo cruciale dei veicoli contromano e della gestione del traffico.

​Insostenibilità economica per le corse minori – Per molti organizzatori di gare di seconda e terza fascia, la chiusura titale delle strade per l’intera giornata e l’impiego di centinaia di segnalatori rappresentano costi insostenibili. Senza un fondo di perequazione dell’UCI, la stretta sulle norme rischia di far sparire metà del calendario internazionale.

L’ostacolo dei diritti TV – La proposta di un ente indipendente che possa cancellare o spostare gli orari delle corse si scontra con gli interessi economici delle emittenti televisive e degli sponsor, difficilmente disposti a cedere il controllo del palinsesto in favore della sicurezza degli atleti.

Il futuro del ciclismo non può più attendere: ascoltare i giovani, istituire una regia indipendente per la sicurezza e garantire percorsi blindati sono passi non più rinviabili per tutelare la Sicurezza dei ciclisti.

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