Da gregario a vincente incredulo: la prima stagione da professionista di Christian Bagatin ha superato ogni più rosa aspettativa. Con due vittorie d’autore al Giro di Turchia e al Tour of Qinghai Lake, il lombardo si regala un 9 in pagella e guarda al futuro con la consapevolezza di chi sa che sognare non costa nulla. Il portacolori della MBH Bank traccia il bilancio di un anno da incorniciare.
Christian, se dovessi darti un voto da 1 a 10 per questo tuo anno, quale ti daresti e perché? “Mi darei un bel 9, perché mai mi sarei aspetto alla prima stagione una vittoria da professionista; ne sono arrivate due quindi non potrei che essere ancora più felice“.
In Turchia è arrivata la tua prima vittoria internazionale. Quali sensazioni hai provato? “É stato uno shock, ho provato per lo più incredulità perché ero in appoggio al mio compagno Fancellu e mai avrei pensato di poter tenere quel ritmo fino in cima“.
Al Giro di Turchia e al Tour of Qinghai hai alzato le braccia al cielo in contesti internazionali e molto competitivi. Quale di queste due vittorie ti ha dato maggiore consapevolezza nei tuoi mezzi? “Sicuramente la prima perché era anche in un contesto molto impegnativo: un finale con una salita molto dura di 22 km. Mi ha dato la consapevolezza mentale, ma anche fisica perche quel giorno ho realizzato dei numeri a livello di wattaggi che non avevo mai fatto prima. Poi la seconda è stata più una conferma del lavoro svolto in maniera metodica nell’ avvicinamento alla gara“.
Oltre ai successi, hai mostrato una grande continuità di rendimento. In cosa senti di essere migliorato di più rispetto alle stagioni precedenti? “Ho imparato a conoscermi meglio in allenamento, anche con il mio preparatore abbiamo trovato il giusto equilibrio. Ritiri in altura e duro lavoro si sono finalizzati in risultati importanti“.
Dopo una stagione con questi risultati, l’asticella si alza inevitabilmente. Qual è il prossimo grande traguardo che ti poni per il futuro? “Quando ne parlo dico sempre che è bellissimo avere vinto due gare al primo anno, ma ripetere due successi non sarà per niente facile, anzi. Il mio obbiettivo per l’anno prossimo è essere competitivo più a lungo durante la stagione e se si è spesso davanti la vittoria può ancora arrivare, ma non ne faccio un ossessione perché so quanto è difficile vincere“.
Quanto conta la fiducia della squadra quando ti viene data ‘carta bianca’ per fare la tua corsa? “Per i corridori come me devi essere bravo a cogliere le occasioni“.
Dal punto di vista umano, qual è stato il momento di questa stagione in cui hai dovuto attingere di più alle tue risorse interiori per non mollare? “Sicuramente la frattura alla clavicola di fine stagione, anche se devo dire che ho iniziato la stagione senza dei veri e propri obbiettivi se non quelli di crescere e trovare un mio ruolo in squadra. Poi la stagione è andata ampiamente oltre alle aspettative… direi che è andato tutto alla grande. Peccato per il finale di stagione: la frattura alla clavicola non mi ha permesso concludere come avrei voluto. Adesso c’è solo da rimettrrsi e guardare con ottimismo al 2027“.
Il ciclismo è uno sport totale, che ti assorbe 24 ore su 24. Come riesci a staccare la spina quando scendi dalla bici per ricaricare le batterie, e chi sono le persone fondamentali nella tua vita che ti aiutano a rimanere con i piedi per terra? “La mia ragazza Isabelle, prima di tutti: capisce il lavoro che c’è dietro i giorni via da casa ed è la mia tifosa numero 1. In oltre ho una famiglia e degli amici che mi supportano alla grande“.
Se potessi parlare al Christian che muoveva i primi passi in bicicletta da bambino, alla luce delle vittorie e della maturità di oggi, cosa gli diresti? “Il primo sogno lo hai raggiunto, ora prova a partecipare a tutte le gare che hai sempre visto in televisione. Sognare non costa nulla“.
A chi dedichi questi successi? “Alla squadra che mi ha dato questa opportunità perché difficilmente mi sarei ritrovato tra i professionisti senza di loro. Alla mia ragazza, i miei amici e la mia famiglia per il supporto giornaliero“.






