Il deserto azzurro al Tour: pochissimi squilli e tanta voglia di cambiamento

La centotredicesima edizione del Tour de France va in archivio con un bottino decisamente magro per i colori italiani. Nel più importante palcoscenico ciclistico tanta difficoltà a essere protagonisti. Dei dodici azzurri al via, dieci sono riusciti a raggiungere il traguardo di Parigi, con le defezioni di Matteo Trentin ed Edoardo Affini.

Davide Piganzoli (nella foto in alto vincitore a La Route d’Occitanie) — Voto 7 – Migliore degli italiani in classifica generale, quattordicesimo posto, seppur ad oltre un’ora di ritardo dal vincitore Tadej Pogacar. Al bergamasco non si poteva chiedere di più, specie dopo le fatiche già accumulate al Giro d’Italia. Sino al ritiro di Jonas Vingegaard si è rivelato il miglior gregario del danese. Può guardare al proprio futuro con grande ottimismo.

Marco Frigo — Voto 6 – Non tradisce mai la sua fama di attaccante generoso. Suo il miglior piazzamento parziale di tutta la pattuglia italiana, grazie al quarto posto nella quarta tappa.

Mattia Cattaneo — Voto 6 – Fido scudiero di Remco Evenepoel, riesce a sfoderare una prova maiuscola nella cronometro individuale, chiudendo al sesto posto subito dietro i migliori. A trentasei anni suonati sa ancora unire quantità e qualità. Sempreverde!

Damiano Caruso — Voto 5 – In cuor suo il siciliano cercava un acuto parziale nel suo ultimo Tour de France. Purtroppo, ad eccezione di qualche fugace apparizione nei tentativi della prima ora, non è mai riuscito a pungere davvero.

Filippo Ganna — Voto 4 – L’ombra del corridore che conosciamo, persino nella sua specialità. Il tracciato della prova contro il tempo non si adattava perfettamente alle sue caratteristiche, ma vederlo così lontano dalle posizioni di vertice fa comunque male.

Davide Ballerini e Simone Velasco (coppia Astana) — Voto 4 – Chiamati quasi esclusivamente a svolgere il “lavoro sporco” per i capitani. L’anonimato del loro Tour è legato anche alle rigide tattiche di squadra, ma da due corridori del loro calibro ci si aspettava qualche fiammata in più.

Lorenzo Germani — Voto 4 – Per il portacolori della Groupama FDJ questo Tour si chiude senza squilli. Gli resta un’importante iniezione di esperienza da far fruttare nelle prossime stagioni.

Antonio Tiberi — Voto 3 – La sua prima partecipazione al Tour de France ha messo a nudo gli attuali limiti nel gestire una corsa a tappe di questo livello. Qualcosa nella preparazione e nel calendario va inevitabilmente rivisto.

Stefano Oldani — Voto 2 – La sua presenza si è notata solo in rare occasioni al servizio del velocista Fernando Gaviria. Troppo poco!

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