Matthews si regala il suo quarto argento Mondiale

Trentasei anni compiuti il 27 settembre, proprio alla vigilia del Mondiale di Montreal. Un tracciato duro, spietato, “roba per scalatori veri, mica per velocisti”, mormoravano i soliti soloni della vigilia. Ma Michael Matthews non li ha ascoltati. Si è presentato ai nastri di partenza con il fuoco dentro e la fredda consapevolezza di chi sa di poter sparigliare le carte. Di poter dare un senso a una stagione contraddistinta da tante difficoltà e da un solo successo.

La condotta di gara dell’australiano è stata l’unica attuabile per un ciclista delle sue caratteristiche: sempre lì, nelle primissime posizioni del gruppo, senza concedersi mai un fuorigiri. Ciclismo d’autore. Da manuale.

Sornione – Mentre Mathieu van der Poel regalava fuochi d’artificio e spettacolo con sgasate dalla lunga distanza, Matthews restava lì, sornione, a masticare polvere. Mentre la selezione naturale prosciugava le energie degli avversari, giro dopo giro, chilometro dopo chilometro, nell’australiano cresceva una certezza granitica: la gamba gira, la testa c’è, posso fare il colpaccio. Che sport meraviglioso è il ciclismo. Una metafora spietata della vita: stringere i denti, ingoiare la fatica e non darsi mai per vinti.

Alla fine solo un Brandon McNulty in giornata di grazia è riuscito a mettersi tra Matthews e il sogno iridato. L’australiano si è così regolato con cattiveria la volata dei battuti, andandosi a prendere un argento pesante. Per “Bling” Matthews è il quarto sigillo sul podio mondiale dopo l’argento di Richmond 2015 e i bronzi di Bergen 2017 e Wollongong 2022. La dimostrazione vivente che la classe non ha data di scadenza.

Giù il cappello, dunque: l’argento brilla, ma la lezione di Matthews vale molto di più.

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