Nato a Nieuwport (Belgio) il 13 febbraio 1952, Freddy Maertens, uno dei ciclisti con più talento e classe che abbiano calcato la scena in ogni epoca, compie 74 anni. Dotato di uno spunto in volata irresistibile, ottimo passista, negli anni d’oro era fortissimo anche a cronometro, e si difendeva pure in salita. Maertens ha avuto, però, una carriera costellata da picchi elevatissimi e crolli clamorosi. Infatti, nonostante un bottino complessivo di 222 vittorie (compresi i criterium), può considerarsi un incompiuto. Il neo più grande è sicuramente l’assenza di successi nelle cinque classiche Monumento, un paradosso vista la grandezza dell’atleta.
Tante classiche, 0 Monumenti – Negli anni Settanta, non c’era ancora la classificazione di classiche Monumento e certamente possono considerarsi “pesanti” le vittorie inanellate da Maertens in 2 Gand-Wevelgem consecutive, 1 Parigi-Bruxelles, 1 Tours-Versailles (ex Parigi-Tours), 1 Amstel Gold Race, 1 Campionato di Zurigo, 1 G.P. di Francoforte e 2 Het Volk. Senza dimenticare una Freccia Vallone dominata e tolta per positività. Vinse pure 1 G.P. delle Nazioni, autentico campionato del mondo a cronometro, e 2 Superprestige, ai tempi vero campionato del mondo a punti.
35 tappe nei GT in sole 5 partecipazioni! – A 24 anni corre il suo primo Tour de France e vince 8 tappe e la maglia verde! Poi, l’incredibile ruolino nel 1977 con la maglia iridata. Stravince la Vuelta a Espana con 13 successi di tappa (!), record assoluto di vittorie in un GT, indossando le insegne del primato dal primo all’ultimo giorno. Poi, prende parte al Giro d’Italia e vince 7 tappe su 12 (tra tappe e semitappe), indossa per 6 giorni la maglia rosa, prima della tremenda caduta in volata con Rik Van Linden al Mugello, il 28 maggio 1977. Lottava per vincere il Giro, aveva già vinto a ripetizione, che senso aveva quell’ennesimo sprint? Ma questo era Freddy Maertens, protagonista principe di un ciclismo con pochi calcoli, più romantico forse. Quel giorno, ad appena 25 anni, si ruppe qualcosa nel fuoriclasse fiammingo. Tornò a correre e vincere, nonostante la frattura a un polso, dopo nemmeno un mese. Ma non fu più lo stesso. Dopo avere vinto 33 volte nel ’74 e nel ’75; 52 nel ’76 e 53 nel ’77 (171 vittorie in appena 4 stagioni!!), nel ’78 vinse “solamente” 17 corse (tra cui 2 tappe e la seconda maglia verde al Tour). Praticamente scomparso gli anni successivi, fino a tornare clamorosamente nell’81 con altre 5 vittorie di tappa e la terza maglia verde al Tour, prima del secondo trionfo titolo mondiale.
Maertens e i Mondiali – I Campionati del Mondo di Maertens hanno avuto un comune denominatore: gli italiani. Nel ’73, appena 21enne e neoprofessionista, fu protagonista sul duro circuito del Montjiuch di una sfida tra titani con Merckx, Gimondi e Ocana. In volata doveva tirare per Merckx, ma il cannibale clamorosamente aveva esaurito la benzina, così uscì di potenza il nostro Felice Gimondi che vinse davanti a Freddy e Ocana, con Merckx solo quarto. Nel ’76 ad Ostuni, si giocarono il titolo Maeretens e Francesco Moser, con successo netto del belga. Infine, nell’81 la volata di Praga il capolavoro di Maertens, che rimase a ruota tutto il giorno per piazzare la botta vincente con una volata perfetta, superando Beppe Saronni e Bernard Hinault. Un podio stellare. Fu il canto del cigno di Freddy Maertens. Nell’82, a soli 30 anni, non era più competitivo, vittima di consigli sbagliati e di suoi errori che lo ridussero ad essere un fantasma fino alla conclusione della sua carriera nell’87. Ma il suo posto nella schiera dei grandi, Freddy se lo è conquistato ugualmente.