Al termine di una sedicesima tappa che si è rivelata un vero e proprio calvario, Giulio Pellizzari si concede ai microfoni con l’onestà e la lucidità e senza cercare scuse. La frazione con arrivo a Cari doveva essere un banco di prova durissimo, e così è stato. Per Pellizzari, purtroppo, le risposte delle gambe non sono state quelle sperate fin dalle prime rampe.
Una giornata di sofferenza – ”È stata dura fin dall’inizio – esordisce il portacolori della Red Bull – Semplicemente non avevo le gambe e basta“. Pellizzari ha provato a stringere i denti, ma alla fine il crollo è stato inesorabile: “Sì, mancava troppo all’arrivo. Ero già al limite al primo chilometro e basta, mi sono rialzato. Ho tenuto duro anche troppo, credo. Speriamo di poter recuperare in questi due giorni e poi vedremo le ultime due tappe“.
Il cambio di strategia – Con la classifica generale ormai compromessa per quanto riguarda le sue ambizioni personali, per Pellizzari si apre un finale di Giro diverso, ma non meno stimolante. C’è una doppia missione da compiere nelle frazioni che restano prima del traguardo finale: andare a caccia di un successo parziale e, soprattutto, proteggere la leadership interna. Tutto è focalizzato infatti sul compagno di squadra Jai Hindley, pienamente in corsa per la corsa al podio. Alla domanda se l’obiettivo adesso sia resettare tutto, dare una mano al compagno di squadra per la generale e magari puntare a una vittoria di tappa, Pellizzari risponde: “Sì, dai. C’è Jai che lotta per il podio e faremo di tutto per portarlo il più in alto possibile“.
Il Giro di Giulio Pellizzari non finisce a Cari; cambia solo pelle, pronti a trasformare la delusione nella benzina per le tappe finali.