Al termine di una condotta di gara semplicemente perfetta, Jhonatan Narvaez conquista il successo nell’ottava tappa del Giro d’Italia, Chieti-Fermo (156 km), la tappa dei “muri” marchigiani. Il validissimo atleta ecuadoriano mette così la firma per la seconda volta in questo Giro (la quarta in carriera), dopo un lavoro di squadra perfetto assieme a Mikkel Bjerg.
L’azione decisiva nasce a una sessantina di chilometri dal traguardo, quando Bjerg sfodera tutte le sue doti di cronoman in un tratto battuto dal forte vento. Al tre volte campione del mondo a cronometro Under 23 si accodano Narvaez e Andreas Leknessund. È fatta! Davanti vanno come un treno, mentre il primo gruppo inseguitore, formato da una ventina di unità, non trova l’accordo. Il terzetto al comando viaggia di comune accordo sino a quando Narvaez non decide di rompere gli indugi ai -10,5. Leknessun rientra per poi mollare definitivamente ai -9,8 sempre su un tratto in pendenza. Il sudamericano guadagna subito metri su Leknessund, mentre uno stremato Bjerg alza bandiera bianca. Narvaez consolida il vantaggio su Leknessund sulle pendenze arcigne di Capodarco, giungendo solitario al traguardo di Fermo, ottenendo il suo undicesimo successo tra i professionisti e finalizzando al meglio il lavoro monumentale di Bjerg. Secondo Leknessund a 32″, mentre Martin Tjøtta- primo del gruppo dei più immediati inseguitori – chiude al terzo posto con un ritardo di 42″.
Nel gruppo dei migliori in classifica piccole scaramuccie nelle fasi finali di gara. Afonso Eulálio vuole onorare al meglio il simbolo del primato e nell’ultimo impegnativo strappo verso il traguardo cerca di sorprendere tutti. Al portoghese in maglia rosa rispondono Jai Hindley e Jonas Vingegaard, che sul traguardo riescono a rosicchiare 2″ ai diretti rivali. Eulálio rimane al comando della classifica generale col vantaggio di 3’15” su Vingegaard e 3’34” su Gall. Balzo in avanti per Christian Scaroni. Il portacolori della XDS Astana Team faceva parte del primo gruppo e sale in quarta posizione col ritardo di 4’18” da Eulálio.