La vittoria iridata di Saronni alla Sanremo 1983

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Nel giorno di San Giuseppe, Beppe Saronni festeggia il proprio onomastico con un trionfo memorabile nell’agognata classicissima, che lo aveva più volte respinto. Saronni vince, anzi stravince con un attacco folgorante sul Poggio, che stronca la resistenza degli avversari, primo fra tutti il rivale di sempre, Francesco Moser.

Moser spezza il gruppo nella discesa di Cipressa – Alla partenza un minuto di raccoglimento per ricordare Luison Bobet, scomparso a 58 anni e grande campione degli anni Quaranta-Cinquanta (vincitore della Sanremo 1951). La corsa si snoda senza particolari sussulti, salvo svegliarsi sulla Cipressa (introdotta l’anno precedente), dove transita per primo Moser, che poi fa una discesa delle sue selezionando il gruppo. Si forma un drappello di 14 unità, con tutti i migliori. Con Moser, ci sono tra gli altri l’iridato Saronni, il cacciatore di classiche Jan Raas (vincitore della Sanremo ’77 e 3° nell’80), Sean Kelly (recente dominatore della Parigi-Nizza), il poderoso velocista Guido Bontempi e il talentuoso Eric Vanderaerden (21 anni), ultimo erede dei veltri fiamminghi.

Il Poggio esalta Saronni – Il gruppo di testa affronta l’erta del Poggio e ci provano Juan Fernandez e poi René Bittinger (gregario di Kelly). I favoriti stanno a guardare fino a quando Saronni si sgancia e si proietta in testa alla corsa. Una maglia iridata spiana il Poggio con il lungo rapporto. Dietro, ancora Moser è il più generoso, ma è costretto alla resa. Kelly, Raas e Vaneraerden si controllano, e il vantaggio del campione del mondo si dilata a dismisura. Saronni guarda sulla destra, oltre il parapetto e nella sua mente scorrono le volate perse a Sanremo: 1978 e ’79 per opera dello specialista e più esperto Roger De Vlaeminck, nell’80 per mano di Pierino Gavazzi, che lo brucia di un niente. Tre volate, tre secondi posti consecutivi: una corsa stregata! Ma quel 19 marzo 1983 Saronni scaccia gli spettri degli anni precedenti e anche in discesa conferma la sua superiorità con il vantaggio che sale. È l’apoteosi di un campione nel pieno della sua maturità atletica, pochi mesi dopo la celebre “fucilata” di Goodwood che gli regalò la maglia iridata e, subito dopo, il Giro di Lombardia.

In via Roma l’ovazione del pubblico – Saronni si gode il trionfo e taglia a braccia alzate il traguardo. Il gruppo alle sue spalle rallenta per preparare la volata per i piazzamenti, Bontempi anticipa tutti partendo lungo con una progressione micidiale. Il velocista della Inoxpran conquista un meritatissimo secondo posto a 44” dal vincitore, 3° Raas, 4° Vanderaerden e 5° Kelly; Moser solo 11° riconosce la superiorità dello storico rivale.

Quarto iridato vincitore del mondiale di primavera – Prima di Saronni, solo Alfredo Binda (1931), Merckx due volte (1972 e ’75) e Felice Gimondi (’74) erano riusciti nell’impresa di aggiudicarsi la classicissima dei fiori da campioni del mondo.

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