La rincorsa di Mathieu van der Poel verso la quarta vittoria consecutiva alla Parigi Roubaix si è infranta tra le pietre della Foresta di Arenberg. Nonostante il sacrificio dei compagni, una serie di sfortunati eventi ha reso impossibile la rimonta del fuoriclasse olandese.
Il giallo dei pedali – Il momento cruciale è avvenuto nel cuore del settore più iconico della corsa. Quando Van der Poel ha avuto un problema meccanico, Jasper Philipsen è stato lesto nel cedergli la propria bicicletta. Tuttavia, l’aiuto si è rivelato inutile: Van der Poel non è riuscito a inserire le tacchette nei pedali. Il motivo? Philipsen montava dei “pedali prototipo” incompatibili con le tacchette del capitano. Frustrato, Mathieu ha dovuto così rinunciare a usare la bici del compagno dopo pochi metri: “Non potevo farci nulla“, ha commentato amaramente a fine gara.
Il direttore sportivo Christoph Roodhooft si è assunto la responsabilità della scelta tecnica: “Mathieu li aveva usati a inizio stagione e io avevo dato il via libera affinché venissero testati anche in gara. Non avrei mai immaginato che le cose potessero incrociarsi in modo così catastrofico proprio in quel momento“. Secondo Roodhooft, però, ridurre tutto ai pedali è riduttivo. Il vero problema si è consumato all’imbocco della Foresta a causa di un intoppo logistico: una caduta ha coinvolto un corridore della NSN Cycling. L’auto medica si è fermata in una posizione che ha ostruito il passaggio e l’ammiraglia dell’Alpecin-Deceuninck è rimasta bloccata per oltre un minuto. “Se le auto non fossero state d’intralcio, non avremmo perso nulla“. Roodhooft è critico anche verso le nuove norme UCI che vietano ai meccanici di appostarsi a metà settore con le ruote di scorta