Il Giro d’Italia si ferma a respirare per la seconda volta, ma è un riposo teso, quasi apparente. Finora la corsa rosa ha regalato strappi, fughe e verdetti parziali, ma la sensazione è che il vero spartito debba ancora essere suonato. Eppure, le prime note ci hanno già detto moltissimo.
Il ruggito del leone in sordina – Inutile girarci intorno: questo primo scorcio di Giro ha un padrone virtuale. Jonas Vingegaard ha corso con la freddezza di un chirurgo. Prima sul Blockhaus e poi a Corno alle Scale, il danese ha dimostrato che quando la pendenza supera la doppia cifra, la sua pedalata non ha repliche. Non ha ancora la maglia rosa sulle spalle, ma dà l’impressione di gestire la corsa con il telecomando, decidendo quando accelerare e quando lasciare agli altri l’illusione del controllo. Il suo distacco in classifica è un’illusione ottica che la strada si appresta a correggere.
La resistenza eroica di Afonso Eulálio –
Dall’altra parte della bilancia c’è il cuore del portoghese della Bahrain Victorious. Presa la maglia a Potenza ha difeso il primato con le unghie e con i denti. Prima sul Blockhaus e dopo a Corno alle Scale ha barcollato, ma non è crollato, salvando 2’24” di vantaggio su Vingegaard.
Nuova linfa all’ombra dei big – Se la lotta per il vertice sembra un affare riservato a una cerchia ristretta, l’Italia del pedale ha ottimi motivi per sorridere. Il terzo posto a Corno alle Scale di Davide Piganzoli, unito alla generosità di Giulio Pellizzari, fotografa un movimento vivo. Non ancora vincente, ma vivo. Per adesso l’unica vittoria parziale è quella di Davide Ballerini a Napoli, ma il temperamento e la voglia di emergere dei ciclisti azzurri riesce a fare intravedere la luce in fondo al tunnel.
La ripartenza – La carovana della 109esima edizione del Giro si rimetterà in marcia con una crono individuale di 42 km. Il tracciato da Viareggio a Massa strizza l’occhio agli specialisti del cronometro. Sarà una corsa nella corsa con Filippo Ganna e gli altri cronoman in caccia del successo parziale, mentre gli uomini di classifica si divideranno tra chi vuole guadagnare terreno e chi vuole limitare i danni. Per Eulálio sarà la prova del nove per capire se potrà sognare ancora per qualche giorno; per Vingegaard, la chance di mettere la freccia definitiva prima di guardare alle grandi vette alpine.