Giro dell’Appennino 2026: il ruggito di Crescioli nel silenzio di una Classica dimenticata

Facebooktwitterlinkedin

Sotto il traguardo di Corso Marconi, il volto di Ludovico Crescioli è una maschera di fatica e incredulità. Il ventiduenne empolese ha appena conquistato l’87ª edizione del Giro dell’Appennino, centrando il suo primo successo tra i professionisti. Una vittoria di forza e di astuzia, ottenuta regolando in una volata ristretta il compagno di squadra Thomas Pesenti e Domenico Pozzovivo. Per Crescioli questa vittoria rappresenta lo sblocco definitivo di un talento cristallino che fin dalle categorie giovanili prometteva grandi cose.

Un’icona sbiadita: il declino di una Classica – Eppure, oltre i sorrisi sul podio e i fiori di rito, resta un retrogusto amaro. Guardandosi intorno, lungo le strade e nelle piazze, la sensazione è quella di un evento che fatica a parlare al cuore della gente. Il Giro dell’Appennino, un tempo passaggio obbligato per campioni di razza, sembra scivolato in un cono d’ombra preoccupante. L’opinione pubblica, un tempo mobilitata per accogliere i campioni del pedale, appare distratta, quasi indifferente. La copertura mediatica è ridotta all’osso e l’entusiasmo dei tifosi — quello vero, che colorava i tornanti — è ormai un ricordo sbiadito, sostituito da una fruizione distratta per pochi intimi.

L’addio alla magia della Bocchetta – Ciò che fa più male agli amanti del ciclismo è il ridimensionamento della Bocchetta. Sono lontani i tempi in cui questa salita era l’arbitro supremo della corsa, il palcoscenico dove si scriveva la storia. La Bocchetta era sinonimo di imprese leggendarie.

Conclusione – Il successo di Crescioli è una ventata di aria fresca per il ciclismo italiano, un segnale che il vivaio è ancora vivo e capace di produrre talenti. Tuttavia, senza un rilancio serio delle classiche storiche come l’Appennino, il rischio è che queste vittorie restino confinate in un circuito per soli addetti ai lavori. Se il ciclismo vuole tornare a essere sport di popolo, deve riscoprire i suoi luoghi sacri e restituire loro la dignità e l’attenzione che meritano.

Facebooktwitterlinkedin