| Ragazzi normali e ragazzi speciali. Il progetto Divertandem e l' incontro con la Nazionale Paralimpica |
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| Venerdì 23 Dicembre 2011 15:36 |
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Mi siedo sulla solita sedia, o meglio mi accascio, e osservo gli atleti girare e girare, fino a che non gira anche la mia testa. Quasi ubriacata da qual vorticare, ad un certo punto mi sembra di stare in un grande caleidoscopio che mi avvolge con i suoi colori. I colori sono quelli delle divise e i colori si alternano alle parole, a volte parolacce, degli atleti che pedalano sul parquet. Loro pedalano e io li guardo. Il venerdi a Montichiari non è una giornata uguale alle altre perchè a spezzare il rumore delle ruote, dei derny, delle voci dalla pista ci sono altre voci, gioiose, rabbiose, acute, soffocate. Sono le voci di Hamsa, Angelo, Davide, Edo, Paola, Michael, Marco...sono le voci dei ragazzi del progetto disabili Divertandem. Invadono il parterre come una festosa alluvione, ti sconquassano, ti riportano alla vita. Loro sono Vita. Lì al velodromo giocano, vanno in bici, si divertono. Hamsa appena vede una bicicletta non capisce più niente, ci salta sopra e comincia a girare; devi inseguirlo per fargli mettere il caschetto. Ma anche Michael, che all'inizio non ne vuole sapere di salire sul tandem, alla fine ci devi litigare per farlo scendere. Il ciclismo è anche questo. E' amore, passione, gioco. Il ciclismo è commozione, emozione pura, come quando Fabio Triboli si siede con noi e con i ragazzi di Divertandem e racconta la sua storia, quella di un atleta paralimpico che, con una mano sola, è riuscito a conquistare tre medaglie a Pechino. Ma, a questo punto, vale la pena fare un passo indietro per capire il perchè di questo racconto. E' un venerdi e io sono ovviamente al Velodromo Fassa Bortolo, diventato oramai la mia seconda casa. Arrivo infreddolita con l'immancabile sigaretta tra le labbra e vengo accolta da un urlo imprecante. Destinazione di tanto fervore? La mia sigaretta, ovviamente! Alzo gli occhi e mi trovo davanti questo apparentemente amabile signore che si sgola come un forsennato per illustrarmi i “malefici” del fumo. I baffetti e lo sguardo truce che fissano la mia povera Marlboro come se fosse Belzebù in persona appartengono a Mario Valentini, CT della Nazionale Ciclistica Paralimpica, che è a Montichiari a prepararsi in vista dei Campionati del Mondo di Los Angeles e delle Olimpiadi di Londra. Quando gli spiegano chi sono e cosa faccio si dimentica, per fortuna, della Marlboro -nel frattempo spappolata al suolo- e mi intima “Tu devi scrivere dei miei ragazzi! Perchè loro non solo pedalano, ma lavorano. Chiedono le ferie per venire qui ad allenarsi”. Valentini non domanda, ordina! E così eccoci di nuovo seduti accanto a Fabio Triboli, che per essere lì ad allenarsi ha, ovviamente, chiesto le ferie. I ragazzi lo guardano parlare, alcuni forse non capiscono cosa sta dicendo, o forse si. Lo osservano con gli occhi sgranati e lui spiega come pedalare sia facile anche per chi ha gravi disabilità, quando c'è la passione e la costanza. Ci indica Fabrizio Macchi, plurimedagliato olimpico che i cinque cerchi a Londra li rivedrà per la quarta volta, che pedala con una gamba sola. L'altra gliel'hanno amputata a causa di un tumore, ma lui non sembra farci caso. Gira come un forsennato e non si stanca mai, scende dalla bici e un secondo dopo lo rivedi dall'altra parte dell'anello che mulina a tutta. Fabio parla e parla, dei suoi successi e degli sforzi fatti ogni giorno per arrivare ad un risultato; le sue parole scivolano via, una dietro l'altra, in un susseguirsi di sensazioni. Anche Fabrizio, poi, accetta di raccontarsi ed elenca tutte le vittorie, le conquiste, con una semplicità impressionante, come se vincere una medaglia olimpica sia quasi banale o scontato. Per un attimo mi dimentico di essere lì, sono in un altro luogo, quello della mente e della riflessione. Mi guardo intorno e alla domanda su quale sia il limite umano penso di poter trovare una risposta. Forse non c'è un limite, forse se vogliamo davvero qualcosa possiamo raggiungerla, con due gambe o con una, con le braccia o senza perchè, a volte, basta il cuore. Mi ha colpito molto un pensiero di Fabio Triboli: guardandosi la mano inservibile a causa di un incidente ha detto “Magari ad infilare un ago avrei qualche problema, ma su una bici o in montagna metterei in difficoltà parecchia gente! Tutti noi siamo eccezionali in qualcosa”. E' la verità. Siamo tutti ragazzi normali, ma allo stesso tempo speciali, perchè non ci sono diversità, solo differenze. Il progetto Divertandem: Come nasce e cosa sia ce lo spiega Davide Pegurri, uno dei promotori di questa iniziativa “ Volevamo far conoscere il velodromo alle scuole e alle varie realtà, quindi abbiamo deciso di realizzare il progetto Divertandem, coinvolgendo l'istituto Don Milani di Montichiari che si occupa di ragazzi disabili. Li abbiamo coinvolti in questa iniziativa per far loro conoscere il velodromo e l'uso della bicicletta e, proprio attraverso le bici, i ragazzi fanno molti progressi, danno tante soddisfazioni. Il progetto è stato portato avanti da me, da Matteo Colosio, che si è occupato dei rapporti con le segreterie delle scuole e da Chiara Rozzini, ex ciclista professionista con la Topgirls che ha al suo attivo tre Giri d'Italia. Siamo supportati ovviamente dal velodromo Fassa Bortolo di Montichiari, nonché dall'istituto Don Milani, che crede molto in questo progetto. Abbiamo, altresì, inoltrato domanda al CIP (Comitato Italiano Paralimpico) che appoggia questo tipo di iniziative, per avere un maggior apporto. Per fortuna in questo periodo c'è molta attenzione nei confronti dei disabili e dello sport riservato ai disabili” La Nazionale Paralimpica: Le categorie del ciclismo paralimpico si suddividono in handbike (da H1 a H4): atleti con varie forme di paralisi (paraplegia, tetraplegia); tandem: riservato agli atleti ipovedenti o non vedenti guidati da un “pilota” normodotato; ciclismo: categoria C5 per persone che hanno disabilità non gravissime agli arti superiori (di solito monoamputazione o difficoltà di utilizzo di un arto), categoria C4 per atleti generalmente amputati sotto al ginocchio, che corrono con protesi, C3 per corridori che hanno problemi, normalmente non particolarmente gravi, sia nella parte superiore che inferiore del corpo, C2 per persone amputate sopra il ginocchio che gareggiano muovendo un solo pedale, C1 per i biamputati, magari anche agli arti superiori. La Nazionale italiana paralimpica è guidata, con grande passione, da Mario Valentini e gli atleti più rappresentativi sono Fabio Triboli (categoria C5) e Fabrizio Macchi (categoria C2). Grazie alla costanza e all'allenamento ora i tempi dei ciclisti paralimpici si avvicinano molto a quelli dei corridori normodotati. |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Dicembre 2011 22:02 |





Montichiari - Pedali. Pedali e non ti stanchi. Pedali e ti sembra la cosa più naturale del mondo. Pedali con due gambe, è facile. Pedali sulla strada, con il vento sulla faccia, oppure sulla pista. In obliquo sul parquet capisci che le ore di fisica al liceo a qualcosa sono servite. Pedali e basta. Oppure guardi gli altri pedalare, come me, al velodromo di Montichiari.