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Philippe Gilbert: 10 e Lode. Diciotto successi stagionali, filotto nelle Ardenne, Campione Nazionale sia a Crono che in Linea, tappa al Tour con tanto di prima Maglia Gialla, San Sebastian. Bisogna aggiungere altro? "Re delle Classiche". Il campione vallone ha sbaragliato la concorrenza disputando una stagione perfetta, dominata da Febbraio a Ottobre senza lasciare alcuna speranza agli avversari che impallidivano di fronte a tanta superiorità. Lo spettacolo offerto sulle Ardenne non si vedeva dai tempi di Michele Bartoli, ha saltato il Giro cerchiando la prima tappa del Tour e la prima Maglia Gialla, obiettivo centrato. Vince San Sebastian giocando con gli avversari e centra qualche altra vittoria tra Quebec, Eneco Tour e Giro di Vallonia. Al Mondiale si presenta come uno dei favoriti, ma il percorso è troppo semplice, al Lombardia è scarico, lotta ma si piazza soltanto all'ottavo posto che non intacca minimamente una stagione irreale.
Cadel Evans: 10. Il canguro del Team Bmc Racing, quest'anno ha preso parte a 6 corse a tappe, vincendone 3 (Tour de France, Tirreno Adriatico e Giro di Romandia), piazzandosi secondo al Giro del Delfinato, mentre ha concluso rispettivamente al settimo e ottavo posto il Giro del Colorado e la Vuelta Catalunya. Si tratta di un ruolino di marcia impressionante per un campione che è riuscito da due anni a questa parte a trovare la definitiva consacrazione a livello internazionale dopo una serie di secondi posti che facevano presagire ad una carriera da eterno piazzato. Il trionfo alla Grande Boucle è la conseguenza della metamorfosi del post Mendrisio, la mentalità è cambiata, Cadel è pronto per riempire la bacheca personale con altre vittorie che lo consegneranno di diritto alla storia del ciclismo.
Mark Cavendish: 9. Non inizia la stagione nel migliore dei modi, è atteso alla Sanremo, ma ci arriva in una condizione di forma non accettabile. Si presenta al Giro d'Italia, fatica ad ingranare ma dopo si impone nelle frazioni di Teramo e Ravenna, viene accusato di attaccarsi alle ammiraglie per superare le montagne, evita di farsi male con le terribili vette alpine e prepara il Tour. In Francia è semplicemente incredibile, realizza la cinquina con tanto di vittoria a Parigi e Maglia Verde. Nel mese di Agosto dà un forte segnale nella Pre - Olimpica di Londra, si presenta alla Vuelta ma abbandona criticato da stampa e addetti ai lavori. A Copenhagen, inizialmente non fa parte del roster dei favoriti, ma ci entra di diritto una volta presa visione del percorso, privo di qualsiasi asperità. Con la sua Gran Bretagna comanda la gara dal primo all'ultimo chilometro trionfando al Campionato del Mondo. La stagione è quasi perfetta, manca giusto un risultato degno di nota nella prima parte di essa.
Alberto Contador: 8,5. Il fenomeno di Pinto si è presentato al via della stagione 2011 con poche certezze sul proprio futuro. La possibile squalifica per il caso Clembuterolo ha modificato i programmi del corridore madrileno che ha dovuto privilegiare la prima parte di stagione in attesa di un verdetto che si è fatto attendere per tutta l'annata ciclistica. Nei primi mesi dell'anno, il portacolori della Saxo Bank si è concentrato sull'obiettivo Giro d'Italia, dominato davanti ai nostri Scarponi e Nibali. La sua prima parte di stagione comunque è stata impreziosita anche dai trionfi alla Vuelta a Murcia e alla Vuelta Catalunya, mentre le classiche non l'hanno visto tra i protagonisti. La seconda parte di stagione invece si è aperta con i Campionati Nazionali dove è andato a un passo dal successo sia nella prova in linea, che nella prova a cronometro, mentre al Tour de France non è riuscito a bissare il successo del 2010 per colpa di una condizione che stentava ad arrivare. A giustificazione di questa debacle c'è da dire che Contador non ha preparato la Gran Boucle, ma ha venduto cara la pelle lottando come un leone, dando spettacolo e concludendo la manifestazione al quinto posto finale. La sua annata merita un 10 e Lode per la prima parte, ma da giugno in poi non ha trovato il secondo picco di forma.
Juan Jose Cobo Acebo: 8. La stagione di Cobo, deludente, o meglio dire nei ranghi fino al mese di Luglio, ha preso una piega ben diversa assieme alla sua carriera nei fantastici mesi di Agosto e Settembre. Il portacolori della Geox inizia a carburare con una discreta Vuelta a Burgos, si presenta al Giro di Spagna con il ruolo di luogotenente di Denis Menchov invertendo ben presto i ruoli della vigilia. Il nativo di Torrelavega si dimostra competitivo a cronometro e il più forte in salita, realizza l'impresa sul terribile Alto de Angliru, indossando la "Roja" che non mollerà più fino a Madrid. Si tratta della sorpresa della stagione ciclistica 2011 per un atleta che alla soglia dei 30 anni è riuscito a ritagliarsi uno spazio tra i campioni di questo sport.
Thor Hushovd: 8. Il campione norvegese si è presentato al via della stagione 2011 con la maglia iridata, divisa che non ha portato molta fortuna ai suoi predecessori. Tuttavia Thor nonostante un inizio di stagione sfortunato che l'ha visto prima protagonista di una caduta alla Sanremo e poi vittima di una tattica di gara che ha premiato il compagno Van Summeren alla Roubaix, è riuscito a rendersi protagonista di un grande Tour de France, corso sempre nel vivo della corsa. Le due vittorie di tappa non rendono bene l'idea di una brillantezza atletica con pochi eguali, il corridore della Garmin Cervelo non è più dotato dello spunto veloce per competere coi migliori velocisti, ma ha saputo ricostruirsi una carriera da corridore completo capace di trionfare anche su percorsi vallonati. Il voto della stagione è 7 e mezzo, però ha conseguito questi risultati col peso dell'iride addosso, pertanto la sua valutazione finale sale a 8.
Edvald Boasson Hagen: 7,5. L'altro alfiere di casa Norvegia si è reso protagonista di una bella stagione che ha riscattato la brutta annata 2010. Le vittorie di tappa al Tour, la prima conseguita a Lisieux in una volata atipica, la seconda a Pinerolo al termine di una frazione alpina hanno mostrato al mondo un corridore in grado di competere su ogni tipo di arrivo. I trionfi nella Classifica Generale dell'Eneco Tour e alla Classica di Amburgo hanno confermato questo trend, senza dimenticare il Campionato Nazionale a Cronometro. Unica pecca, il mondiale, l'arrivo era adattissimo alle sue caratteristiche, ma non è arrivato al massimo della condizione.
Matthew Goss: 7,5. Vincitore della Milano - Sanremo e argento iridato, già questo basterebbe per dare una valutazione positiva al corridore. Il portacolori dell'HTC si è trovato un po' chiuso da Mark Cavendish, soprattutto sui percorsi privi di difficoltà altimetriche, però è riuscito a sfruttare al massimo le sue doti di sprinter su arrivi in leggera pendenza e le sue caratteristiche di corridore completo che l'hanno portato al trionfo nella sua prima Classica Monumento.
Peter Sagan: 7,5. Ecco a voi il prossimo dominatore delle classiche di un giorno. Il talento della Liquigas Cannondale ha trionfato in 15 corse a soli 21 anni di età partendo fortissimo sin dai primi mesi dell'anno dove ha dato la solita dimostrazione di forza quando si tratta di sprintare su arrivi in pendenza che richiedono grande esplosività. Al Giro di Svizzera ha mostrato di poter avere un buon futuro anche nelle corse a tappe riuscendo a vincere una frazione di alta montagna, poi alla Vuelta si è superato con tre splendide vittorie di tappa, compresa quella conclusiva di Madrid. Unico neo, il Mondiale, alla vigilia era uno dei favoriti, ma ha dimostrato di non avere ancora la tenuta necessaria per competere nelle gare sopra i 250 chilometri.
Nick Nuyens e Johan Van Summeren: 7,5. Sono i rispettivi vincitori del Fiandre e della Roubaix, i dominatori della cosiddetta "Settimana Santa" del calendario ciclistico mondiale. La stagione dei due belgi si può riassumere in questi trionfi, tanto belli quanto inaspettati che valgono una carriera e garantiscono una valutazione più che discreta.
Thomas Voeckler: 7,5. Non è uno dei corridori più simpatici del gruppo, ma da appassionato come si può non amare il linguaggio ciclistico di questo atleta. Non si dà mai per vinto, riesce a dare tutto se stesso quando si tratta di portare avanti il mezzo anche nelle situazioni di maggiore difficoltà (Col du Galibier). Ha iniziato la stagione con due belle vittorie alla Parigi - Nizza, ma il suo capolavoro si chiama Tour de France, concluso ad un passo dal podio di Parigi, davanti a corridori del calibro di Alberto Contador e Ivan Basso.
Tony Martin: 7,5. Grande stagione per il cronoman teutonico, ha sovrastato il rivale Cancellara trionfando in tutte le competizioni contro il tempo a cui ha preso parte. Nelle corse a tappe c'è da lavorare, però la vittoria alla Parigi Nizza e il secondo posto al Giro di Romandia costituiscono una forte iniezione di fiducia per il futuro.
Bradley Wiggins e Chris Froome: 7. Sette pieno in pagella per i due sudditi di Sua Maestà Britannica. Il nativo di Gand ha trionfato nel Giro del Delfinato e si è laureato Campione Nazionale su Strada, mentre a livello di piazzamenti brillano l'argento iridato nella Cronometro e il terzo posto alla Vuelta proprio dietro il fido scudiero Chris Froome. L'ex keniano non ha ottenuto la stessa mole di risultati del compagno di squadra ma ha sfiorato la vittoria alla Vuelta a Espana, risultato inaspettato alla vigilia. Il suo finale di stagione inoltre è stato impreziosito dal terzo posto al Tour of Beijing.
Joaquim Rodriguez: 7. Sulle rampe di garage si conferma imbattibile, nelle altre corse il solito piazzato. Per carità, il ragazzo corre spesso e con discreti risultati ma non trova l'acuto in una stagione che può essere definita discreta. La campagna delle Ardenne è buona, due secondi posti dietro l'alieno sia all'Amstel che alla Liegi, corre il Giro per fare classifica, ma trova una buona condizione soltanto nelle ultime tappe. Nella seconda parte di stagione non inverte il trend, quarto a San Sebastian, sesto al Giro dell'Emilia, terzo al Lombardia, nel mezzo la classica Vuelta corsa ad alti e bassi che comunque gli regala due tappe, anzi due muri (Valdepenas e l'Escorial) da aggiungere a una collezione ineguagliabile.
Andy e Frank Schleck: 6,5. Classica stagione per i fratelli lussemburghesi della Leopard Trek, obiettivi comuni, corsa parallela e solito piazzamento finale. Quest'anno i due hanno portato la situazione aldilà della fantasia, primo obiettivo: Liegi Bastogne Liegi, secondo Frank, terzo Andy, suonati come campane da quel fenomeno chiamato Philippe Gilbert. Secondo obiettivo stagionale: Tour de France. Contador non è al massimo, sarà l'occasione buona? Ma anche no, i due si presentano rispettivamente primo e secondo alla crono conclusiva, ma vengono "uccellati" da tale Evans Cadel. Stavolta l'ordine delle posizioni cambia, per "par condicio" secondo Andy, terzo Frank. Cosa resta di questo 2011? I piazzamenti, l'azione bellissima di Andy nella tappa del Galibier, ma nulla più, rimangono sempre a "zeru tituli".
Fabian Cancellara: 6,5. I risultati sarebbero da 7 pieno, ma siccome parliamo di un fenomeno come Cancellara il voto scende. Nelle prime tre classiche monumento sale sempre sul podio, ma non è pungente come il suo solito nonostante la bellissima azione del Giro delle Fiandre. A cronometro subisce psicologicamente il rivale Tony Martin, al Mondiale in Linea va fortissimo ma perde il podio per una volata impostata in una maniera sconsiderata. In definitiva, buona stagione, ma pur sempre lontana parente dell'annata 2010.
Michele Scarponi: 6,5. Il voto del corridore marchigiano è un mix tra il 9 della prima parte di stagione e il 4 della seconda metà. Fino a Giugno è semplicemente perfetto, terzo alla Tirreno, sesto alla Sanremo dove si dimostra il più forte, secondo al Catalunya, primo al Trentino e ancora secondo (primo degli umani) al Giro d'Italia dietro Sua Maestà Alberto Contador. Nella seconda parte di stagione si concentra sulla Vuelta ma ottiene soltanto un secondo posto all'Escorial, per il resto, dopo il Giro abbiamo assistito ad un encefalogramma piatto.
Damiano Cunego: 6,5. Meriterebbe una sufficienza stiracchiata perchè risultati alla mano ha fatto il minimo sindacale. Il mezzo punto in più è dovuto alla costanza dimostrata nei mesi di Giugno e Luglio col secondo posto al Tour de Suisse e il settimo al Tour de France. E'mancato nelle sue classiche, sia nelle Ardenne che al Giro di Lombardia.
Vincenzo Nibali: 6. Zero vittorie per lo "Squalo dello Stretto" e tanti piazzamenti. Corre un buon Giro d'Italia, forse troppo duro per le sue caratteristiche, ma conferma il podio dell'anno precedente. Nel secondo obiettivo stagionale, la Vuelta è inconsistente nella decisiva seconda settimana, al Lombardia è il più forte ma sbaglia incredibilmente il timing. Insomma stagione storta, ma non da buttare, deve imparare a vincere.
Samuel Sanchez e Igor Anton: 5. I baschi dell'Euskaltel non hanno disputato la miglior stagione della loro carriera nel ciclismo professionistico anche per colpa dei loro capitani, Anton e Sanchez. Il basco ha conquistato una tappa sia al Giro (Zoncolan) che alla Vuelta (Bilbao) dimostrando però scarse attitudini alla cura della Classifica Generale. Il nativo di Oviedo invece ha colpevolmente preso sotto gamba le classiche delle Ardenne, solo per questo motivo merita l'insufficienza, e ha disputato un buon Tour concluso al sesto posto e con la perla "salva stagione" di Luz Ardiden.
Ivan Basso: 4. Stagione ben sotto le aspettative per il campione di Cassano Magnago, concentra tutta la stagione sul Tour, concluso in un'anonima ottava posizione che non aggiunge nulla alla sua carriera. Nella seconda parte di stagione si impone nel suo Giro di Padania e coglie un quarto posto al Lombardia, un po' poco per un corridore che soltanto un anno e mezzo fa trionfava sullo Zoncolan e al Giro d'Italia.
Denis Menchov: 3. Spento, sfiduciato, svuotato, non mancano gli aggettivi per descrivere la stagione del campione russo, partita male con l'esclusione dal Tour de France e finita peggio, col fallimento di tutti gli obiettivi stagionali.
Tom Boonen: 3. AAA cercasi corridore in grado di vincere 2 Giri delle Fiandre e 3 Parigi - Roubaix. Soltanto due vittorie per il campione belga, tra le quali figura la prestigiosissima Gand Wevelgem che comunque non ha il potere di porre rimedio a una stagione semplicemente disastrosa.
Filippo Pozzato: S.V. La stagione del nostro portacolori è ingiudicabile per via di un ambiente lavorativo che non gli ha permesso di espletare al meglio il mestiere di ciclista. Il corridore di Sandrigo ha commesso i suoi errori, però la Katusha come squadra non ha fatto nulla per recuperare un campione che ha improvvisamente imboccato una preoccupante parabola discendente. Ora sta alla Farnese e alla sua colonna portante, Luca Scinto, risollevare le sorti di un atleta che può dare ancora tanto al ciclismo italiano.
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